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ESAME DI STATO/ caso ragazza di Napoli ulteriore segnale di allarme per diritto allo studio dei migranti

Il caso della studentessa ucraina che a Napoli rischia di non poter effettuare l’esame di stato per la richiesta da parte del ministero del codice fiscale sottolinea ancora una volta che nelle scuole c’è un clima di caccia alle streghe nei confronti degli studenti migranti. Come nei casi di Genova e Padova, è evidente che i segnali dati dal Ministero e dal Governo vengono interpretati da insegnati e dirigenti scolastici come segnali di restringimento dei diritti degli studenti migranti. Anche laddove non ci sono stati casi che hanno scatenato l’interesse dei giornali, sappiamo che molti studenti migranti hanno preferito non iscriversi all’esame di maturità per paura di non vedersi riconoscere il titolo di studio una volta conseguitolo. La scelta da parte del ministro Gelmini di esordire in questi giorni con la costruzione dell’anagrafe dello studente, ponendo come criterio la registrazione all’agenzia delle entrate, risulta quantomeno indelicata, soprattutto perché non supportata dalle necessarie alternative per la registrazione degli studenti migranti. L’anagrafe dello studente è una richiesta storica del sindacato studentesco, in quanto permetterebbe di rendere tracciabile il percorso scolastico di uno studente: uno strumento efficace per impedire la dispersione scolastica e l’abbandono. L’anagrafe non è mai stata realizzata, e il ministro Gelmini non ha mai dimostrato interesse per questo progetto: ci chiediamo come mai la sua attenzione si sia risvegliata proprio ora, con un circolare che sembra fatta più per creare ulteriori ostacoli che per rendere maggiormente efficace il lavoro del ministero dell’Istruzione. Il clima di persecuzione nei confronti degli studenti migranti deve finire subito, il ministro deve chiarire che per l’ammissione all’esame gli studenti devono essere in regola con l’iscrizione alle scuole e con il proprio percorso scolastico: non serve nessuna altro documento, ne permessi di soggiorno ne codici fiscali. Lo ribadiamo, il ministro chiarisca subito questo punto.