La nostra preoccupazione è forte, ma non quanto la nostra contrarietà per le scelte che questo Governo sta cominciando a prendere rispetto alle priorità e alle emergenze.
Dopo tanti annunci sul merito e sulla qualità dell’istruzione, dopo tanta retorica sull’emergenza educativa, non abbiamo nemmeno dovuto aspettare la finanziaria per trovarci di fronte a enormi tagli ai fondi per la scuola, l’università e la ricerca.
E’ bastato infatti il decreto fiscale del 18 giugno per mettere fine alle nostre speranze rispetto all’investimento in qualità della scuola e diritto allo studio.
Ecco i principali punti contenuti nel decreto fiscale in materia di scuola:
– Tagli agli organici dei docenti: 100.000 posti in meno entro il 2011
– Precarizzazione del lavoro docente e fine delle speranze per i 300.000 precari in attesa di immissione in ruolo, con grave danno alla didattica
– Tagli agli organici del personale ATA: 43.000 posti in meno entro il 2011
– Taglio delle sperimentazioni, delle attività laboratoriali, delle ore di indirizzo per tecnici e professionali
– Sparizione del tempo pieno alle elementari, riorganizzazione didattica per le scuole primarie (forse un ritorno al maestro unico?)
– Tagli ai centri di educazione per gli adulti, ai corsi serali, fine del tentativo di dotare l’Italia di un sistema di apprendimento permanente.
Il risultato di queste misure dovrebbe portare a recuperare dalla scuola, solo per il 2009, 456 milioni di euro…Se ciò accadrà ci troveremo con le scuole in difficoltà ad aprire la mattina, a provvedere alla fornitura e alla pulizia dei locali, con professori più stressati e più precari.
L’unica misura almeno apparentemente volta a sostenere il diritto allo studio riguarda gli e-book, i libri di testo elettronici, che tutte le scuole dovrebbero adottare entro tre anni. Un’ipocrisia fatta e finita, in un Paese come il nostro in cui difficilmente le fasce deboli hanno accesso a un PC e in cui il rapporto studenti/ pc nelle scuole è fra i più bassi d’Europa. Si occupasse il Ministro Gelmini, invece, di far rispettare i tetti di spesa per la dotazione libraria!
Non possiamo comprendere il senso di questo provvedimento che appare difficilmente realizzabile in un contesto di partenza in cui alle scuole mancano risorse finanziarie e umane per rispondere ai propri compiti, in cui il diritto allo studio è già negato ogni giorno in Regioni nelle quali non abbiamo a disposizione una sola borsa di studio per i meno abbienti.
Non possiamo accettare questa scelta, perché ad essere compromesso è il nostro diritto allo studio, il nostro stesso diritto ad un futuro.