Pubblicato il 12/06/2009 – Commenti: 0
APPELLO DELLA MELONI CONTRO LE BOCCIATURE FACILI?
La Meloni fa un appello ai docenti, ma è il governo che ha sbagliato tutto
L’uso della bocciatura non può essere la soluzione ai mali e alle difficoltà della scuola pubblica, lo denunciamo da mesi e siamo ben contenti che anche un esponente del governo dome il ministro della Gioventù se ne renda conto, peccato ce non lo abbia fatto prima…
La Meloni una voce in controtendenza con la faciloneria approssimativa del ministro Gelmini, per la quale l’unica strada per restituire serietà alla scuola è il revival anni ’50 della maestra cattiva e del voto in condotta?
La Meloni coglie senz’altro nel segno quando sottolinea che la bocciatura non può essere utilizzata per eliminare gli studenti “più problematici”: la missione della scuola non è di escludere chi non sta al passo o chi ha un approccio diverso allo studio, ma mettere a frutto tutte le intelligenze per portarle ad esprimersi in tutte le loro potenzialità. Il rischio maggiore è che un utilizzo schematico e approssimativo della valutazione si vadano a disperdere le risorse umane migliori, oltre che ha stroncare progetti di vita e di realizzazione personale.
Ha ragione la Meloni anche quando dice che il giustificazionismo fa male (aggiungiamo che fa male soprattutto agli studenti), e che la bocciatura è spesso una scelta di comodo che mira ad allontanare il problema invece che a risolverlo: ogni bocciatura è un fallimento per il sistema formativo, per questo vanno maggiormente responsabilizzati i docenti sul suo uso, ma questo non basta.
Ma è una sfregio la scelta della Meloni di scaricare la responsabilità sui docenti, chiedendo loro di assumere scelte sagge, mentre nel frattempo gli stessi docenti vengono licenziati e privati delle risorse necessarie per fare bene il loro lavoro, a partire dalla formazione continua, e bombardati da una normativa ministeriale contraddittoria e schizofrenica.
Dov’era la Meloni quando il suo governo approvava alla fine del mese scorso la riforma della valutazione, la terza in 6 mesi, che riduce sempre di più la possibilità degli studenti di essere valutati in maniere giusta? Dov’era la Meloni quando la Gelmini introduceva il voto in condotta, che può far variare la media di ogni studente e portarne alla bocciatura sulla base della sola discrezionalità dei docenti (con buona pace del merito)? Non era forse in consiglio dei ministri la Meloni quando il governo varava la riforma della secondaria riproponendo l’istruzione tecnica e professionale come la scuola di serie B, dove vanno tutti gli scarti dei licei?
E soprattutto dov’era la Meloni quando Tremonti proponeva un piano di tagli per chiudere la scuola pubblica?
Siamo stupiti che ora la Meloni faccia un appello per una scuola che guardi allo studente: per far questo c’è bisogno di risorse e di una riforma vera. Se la Meloni vuole fare questa battaglia ne saremo felici, ma per favore non faccia appelli ai docenti o chicchessia senza prima farsi un bell’esame di coscienza, magari insieme alla sua collega di viale Trastevere.